martedì, 17 ottobre 2006

Categoria : pet-o shop




Pausa

















Chiedo eventualmente scusa agli amici (e ai nemici) e ai malcapitati in questo orifizio cybernetico per questo mio lungo silenzio/assenza. C'è una vita al di fuori di qui.
Tornerò? Spero di si.

Estromesso da Stradivarius alle ore 17:01
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martedì, 30 maggio 2006

Categoria : pet-o shop




Madang Resort Hotel

Il ragazzo stava muovendosi quatto quatto, il collo piegato innaturalmente, il braccio sinistro penzoloni con la mano chiusa sull’impugnatura della fionda e la destra a serrare la pezza contenete il proiettile, portava bermuda sfilacciati di jeans, t-shirt originariamente blu, stinta da vampate viola. Guardava in alto, molto in alto sui rami del grosso ficus beniamino proprio sopra la sua testa, attento a non smuovere troppo fogliame e fare eccessivo rumore.
Le flying fox si sarebbero spaventate e sarebbero svolazzate via, lasciandolo a bocca asciutta. Lui aveva fame, non mangiava qualcosa di sostanzioso da almeno un paio di giorni e doveva assolutamente abbatterne una, subito…

Flying Fox
Ma che cazzo! Sarà mica questo il modo di raccontare una storia nel duemila! Mi sembra un pezzo estirpato pari pari da I Misteri della Jungla Nera del vecchio Salgari buonanima…
Perlamadonna, sono qua in culo al mondo, in questa isola che come atmosfera esotica più stratosferica di così non si può, immerso fino al collo in una vegetazione rigurgitante, talmente soffocante da togliere il respiro a Maiorca e mi metto a descrivere in vetusto stile ottocentesco quello che si vedeva stamattina dalla verandina del cottage del mio Resort Hotel trestelle prima della sofferta ma sacrosanta defecazione quotidiana?
Prima di tutto a chi può mai fregare se questo povero cristo di indigeno deformato dalla fame deve alzarsi il mattino con questo assillante problema sul groppone e inventarsi questo modo così bizzarro di procurarsi il cibo? Accoppare a fiondate delle innocue flying fox per farsele arrosto tra foglie di banano, ma che razza di dieta è?
Le flying fox, lo dico per voi zotici ignoranti, sarebbero le volpi volanti, quei simpatici volatili appartenenti alla famiglia dei chirotteri che altro non sono se non innocui pipistrellacci, sì, proprio quelli che se ne stanno appesi a testa in giù ai rami più alti degli alberi. Di queste volpi qua ce ne sono grappoli immensi e tra l’altro sono pure caciarone. Farebbe proprio bene il meschino a farne secca qualcuna, fanno un baccano del trentadue, stamani mi hanno svegliato, con la complicità di quegli stramaledetti punzecchiatori invisibili dei pappa e taci (moschitos li chiamano in Costa Rica, che Dio li strafulmini) che saranno state, ora locale, le prime luci dell’alba.
Questa sottospecie di vampiri della mutua troppo cresciuti, appesi come stracci da meccanico bisunti, probabilmente strepitando a tutto spiano si scambiano, alla facciaccia nostra,  apprezzamenti sessuali prima d’accoppiarsi oppure notizie dove procacciarsi qualche frutto maturo da ciucciare visto che sono notoriamente vegetariani, al contrario di quello che pensano le signore Cesire arrivate fin qui tuttocompreso col Franco Grosso che al vederle strillano come tarantolate credendo da buone massaie arricchite che succhino sangue. Se così fosse figuratevi se proprio il loro plasma inquinato dai tortellini vanno a trincare!
O magari queste, essendo delle fox e quindi notoriamente furbe, se ne strafottono di quello che possiamo arzigogolare sui loro costumi e invece, dotate come sono di grande sarcasmo, stanno solo scambiandosi opinioni compassionevoli sugli umani e battutacce irripetibili sui quei pirla di turisti che osano arrivare fin quaggiù, tra mille disagi, in queste terre esotiche dimenticate da Dio, tanto lontane che più di così non si può.
Perché sappiate che ogni chilometro che fate in qualunque direzione, partendo da qui, vi avvicina al Belpaese e a tutti gli altri formaggini. Sto dicendo che siamo agli antipodi gente, cioè dall’altra parte precisa della palla, mica pugnette!
Avete mai sentito parlare di Papua Nuova Guinea, quel posto dove ci sono ancora i cannibali? Va bè, fa niente, tanto gli italiani sono i più grossi ignoranti del mondo in geografia, e non solo in quella. Siamo così imbranati che ci perdiamo appena fuori dalla city se siamo sprovvisti del Navigator GPS ultimo grido, tascabile, parlante, antipioggia e antitetano. E meno male che gli inventori, comprensivi, non l’hanno dotato anche di manine, altrimenti avremmo la faccia gonfia di schiaffi.
I giovani poi sono impressionanti. Ammesso che riusciate a staccarli dalle televideofotine della passera della fidanzatina o della minchia del montone di turno e farvi ascoltare a vivavoce umana per invitarli a cena, non riescono neanche a trovare la trattoria da Geppo, quella appena fuori porta. Sono talmente ignoranti che riconoscono l’Italia, giusto quella, nel pappamondo perché ha la forma di uno stivale.
E meno male per loro che c’è lo zio che, per tenere desta l’odiens, basta che abbiano il quoziente per mettere in fila quattro parole, li prende per mano spudoratamente e con la sua mimica furbastra gli fa untuosamente vincere sedicimila eurucci tondi tondi. Come minino. Se hanno un bel paio di tette anche il doppio.
E, visto che non sono soldi suoi ma di tutti quegli idioti che comprano i prodotti con la reclame, di rimbalzo anche nostri cazzo, se gli facessero un pompo arriverebbe anche al milione quello lì che, se non ci fosse mamma tivù, la vedrebbe col binocolo, la vedrebbe!
E poi dicono che siamo popolo di navigatori! Cristo, se passa questa è cappotto!
Ma quali navigatori e navigatori? Se tutte le volte che c’è una regata arriviamo ultimi e quando no, è perché abbiamo skipper neozelandesi o francesi… ma che cazzo! Navigatori? Non fatemi ridere, va là. Forse di Internet, eppoi neanche, chè anche lì siamo arrivati buoni ultimi e adesso tutti a pornochattare come degli assatanati che pare che l’abbiamo scoperto noi, il cyberspazio. Quanto siamo provinciali? Per averne un’idea basta guardare cosa sta accadendo al calcio. Dopo un secolo che tutti sapevano e tanti ce magnavano, adesso tutti a scandalizzarsi, sbattendo i ciglioni fingendosi schifati!
Uè dico, un copione che è iniziato, pappale pappale, come quello di Mani Pulite e che in uno slancio di italica fantasia (a proposito anche quella, che fine ha fatto?) qualche genio ha battezzato Piedi Puliti.
Ma… porcazoccola, com’è che sono finito a parlare di futbol? Meno male che non sono scivolato sul merdone politico, sennò apriti cielo! Per non dire del tempo e del traffico…

Ecco lo sapevo… come sempre finisce tutto in broda, uno inizia a scrivere pensando di raccontare mirabolanti avventure e raggiungere chissà quali altezze e si ritrova senza volerlo ad annaspare nel livore della quotidianità più becera e volgare, a sclerare contro le sfighe e le paranoie “della vita di tutti i giorni” e a sturare il malcontento che alberga dentro, oh quanto alberga!
Mi sa proprio che sia meglio chiudere qui questa maleodorante “prova di scrittura” lasciando spazio a chi, beato lui, alla poesia ancora crede e restarmene qui a Papua. Tra i cannibali.


Estromesso da Stradivarius alle ore 12:36
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giovedì, 09 febbraio 2006

Categoria : pet-o shop




Se anche tu eri un bambino negli anni 50, 60 e 70 la domanda è: Come hai fatto a sopravvivere?
 
Noi da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag.
 
Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto (oggi si chiamano pick-up) era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
 
Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.
 
Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.

I giocattoli erano fatti di qualsiasi tipo di materiale, non omologato, sicuramente tossico.
        
Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco. Doll BN
 
Bevevamo l'acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia dell'acqua minerale senza particelle di sodio.
 
Trascorrevamo giorni interi costruendoci carrioli coi cuscinetti a sfera, quei fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano subito e solo a metà corsa si ricordavano di non avere freni. Dopo rovinosi capitomboli imparammo a risolvere il problema. Noi ci infilavamo nei cespugli, non nelle auto!
  
La scuola durava fino a mezzogiorno, arrivavamo a casa per pranzo. Da soli. Se facevamo buco non avevamo cellulari quindi nessuno poteva rintracciarci.

Uscivamo a giocare con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
 
Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, ma non c'era alcuna denuncia per questi incidenti. La colpa era solo nostra.

Le tettoie sotto le quali ci rifugiavamo per la pioggia o ci nascondavamo quando giocavamo agli indiani erano di Eternit.

Quando combinavamo qualcosa di brutto mamma e papà ce le davano di santa ragione e nessuno ha mai reclamato a telefono azzurro, neanche ci immaginavamo che potessero inventarlo! Semplicemente la volta dopo non la facevamo più.
 
Mangiavamo biscotti, pane, burro, ciccioli, patate fritte con lo strutto, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso perché stavamo sempre in giro a correre e saltare.  
 
Adesso ci si infetta di orribili malattie, noi ci dividevamo una bibita in quattro bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno è mai morto per questo.
 
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, videogiochi, televisione via cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computers, chatroom su Internet. AVEVAMO INVECE AMICI.  
 
Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell'amico, suonavamo il campanello, se c’era, o semplicemente entravamo. Lui era lì e uscivamo a giocare. 
 
Si! Lì fuori! Da soli! Nel mondo crudele! Senza un occhio vigile! Senza baby sitter! Come abbiamo fatto?

Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre e non tutti venivano scelti ma gli scartati non subivano delusioni così cocenti che potessero trasformarsi in traumi. 
 
Certi studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione; semplicemente aveva una seconda opportunità.
 
Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità... e dovevamo imparare a gestirli.

Oggi sicuramente diranno che siamo noiosi, però siamo stati molto felici!
 


Estromesso da Stradivarius alle ore 14:49



domenica, 08 gennaio 2006

Categoria : pet-o shop




Black Ball Clock
Stamattina sono uscito cercando un po’ d’Africa in giardino, ma subito il chiarore della luce mi ha abbacinato. Oggi per me si chiude un altro cerchio, non so che effetto faccia agli altri, ma per me è solo un altro anello in una catena che sta diventando un po’ troppo lunga. E pesante.
Ma per fortuna che c’è il Riccardo che da solo gioca al biliardo, non è di grande compagniaaa, ma è il più simpatico che ci siaaa…
In garage lei mi aspetta. Lei è bellissima, e sempre pronta a tutto. Basta dargli da bere. Finché ci sono gli sceicchi c’è speranza.
Ma che c’è poi di così strano se il mattino del giorno festivo per eccellenza, il giorno del vostro ennesimo capodanno la mente si obnubili smarrendosi in cerchi concentrici dai quali non riesce ad uscire, ma solo rimbalzare di qua e di là?
Oltretutto non riesco a dimagrire quanto dovrei, porca vacca. E dopo le abbuffate festivalizie la situation è grave. Ma devo, me l’ha ordinato il dottore.
Ma no, oggi no, non si può, fuori ci sono gli amici, le montagne, i boschi, la neve, il mare d’inverno. Ad un tiro di schioppo le isole, con le loro spiagge bianche di merda, i culi succosi delle brasiliane, dovreste provarli, l’ananas e l’ombra inconsistente della palma da cocco.
Forse lassù o laggiù c’è un po’ di caldo o di fresco; quaggiù nelle piatte savane si muore, l’aria manca, la consuetudine brucia il cervello.
E datemela dunque questo cazzo d’Africa, che v’importa?
Tanto dopo l’Euro verrà la fine del mondo.
Io intanto la buona volontà ce la metto. Vorrei fare un giro in moto e comincio a vestirmi, ma dopo gli stivali, ernia tremens, sudo già come un cavallo drogato; agguanto con repulsione la giacca imbottita, è un oggetto smisurato, di materiale sintetico duro, tutto nero come l’inferno. E pesante.
Splende il sole ma l’aria frizza, pizzica la pelle e quasi ci godo. In giro non c’è quasi nessuno e quei pochi certamente rinciciuliti dagli stravizi.
Avanzo piano, cercando di svegliarmi, quasi stessi galleggiando su soffice sabbia. La stessa della mia Africa e le rotondità artificiali dei monticelli del Parco con l’erba ormai bruciata mi si parano davanti alla stregua di dune e da un momento all’altro m’aspetto di intravedere nel tremolio dell’aria inquinata una carovana di contrabbandieri berberi col loro carico di hascish.
Invece, circumnavigata la rotonda, ecco l’oasi del ritrovo, con tutti i beduini sotto la bianca tenda e i cammelli fuori, a brucare asfalto. Il classico baretto a la page, gremito, coi SUV e i BMW parcheggiati a formare una barriera a guardia della banalità, del lusso, dell’ostentazione che impera lì dentro.
Non so perché ma oggi ci sono molti forestieri, sapete con questa immigrazione selvaggia siamo divenuti tutti belli cosmopoliti, e cosmorovinati; alcuni sfoggiano vistosi tatuaggi coi simboli della loro tribù e qualcuno viene da molto lontano portando doni, pelli di capra, incensi profumati, ceste con serpenti ammaestrati, giubbotti al tritolo.
E, quasi fosse un miraggio, fanno la loro comparsa anche alcune cammelliere abbarbicate alla loro creatura più amata, il telefonino, brutalmente fasciate da incomprensibili indumenti buticcari che occultano ingenerosi le loro forme da danzatrici del ventre. E poi tante odalische, belle, giovani, piene di vita. Il loro sguardo è timido ma il loro cuore è forte, pulsa generoso, pronto ad assorbire tutte le emozioni di una giornata che emozioni non avrà, ma solo luoghi e facce comuni.
Disperatamente uguali a quelli degli altri trecentossessantaquattro giorni dell’anno.


Estromesso da Stradivarius alle ore 18:35



giovedì, 24 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




La donna  (tra il serio e il facette vobis)


Di tutte le bestie, quella senz’altro più pericolosa per l’uomo, è la donna. Un micidiale incrocio tra la ferocia del Leone, fiera universalmente conosciutaPapuan Snike per la sua infingardaggine e la bellezza del Cavallo, bestia universalmente conosciuta invece per la sua ottusità.
Ma dato che tutti gli uomini hanno nel loro schema genetico, prestampato in fabbrica, l’istinto della procreazione, fin dalla notte dei tempi non poterono che andare matti per l’equitazione, in quanto mima, scimmiottandolo un po’,  il bestiale rituale riproduttivo. Per colpa di questo banalissimo imprimatur, furono inconsapevolmente fottuti per l’eternità.
L’unico modo che gli antichi riuscirono a trovare per tenere a bada siffatte demoniache creature, succhiatrici di sangue, fu quello di imbonirsele con cadeau, dapprincipio lowcost poi, via via, sempre più preziosi. Il primo infatti fu davvero a buon mercato, si trattava di un pomo biologico bacato, che poi nei secoli a venire fu chiamato, non si sa bene perché, Apple, ma che alla fine, visto il disastro che provocò, fu il frutto più caro mai pagato dal genere umano.
Ricoprendole incautamente di regalie gli omuncoli dell’epoca riuscirono a togliersele dalle palle e ricavarsi il tempo per i loro giochi di guerra e dare sfogo alla loro infantile creatività. La belle epoque, appunto.
La carta vincente, come si definirebbe un asso nella manica di un baro, fu dunque la gestione del flusso monetario, o meglio il controllo delle borse. Soprattutto quando controllavano morigeratamente quella fornita da madre natura. Non a caso la zona geografica dove avvenne il primo mercimonio è stata individuata non lontano dall’attuale Israele.
Col denaro, oltre alle armi e le palle di pelo, i tapini, poterono in seguito acquistare anche gli oggetti più futili, frutto della tecnologia più avanzata e del più smaccato consumismo, coi quali crearono, per fatale conseguenza, una fatua ma resistentissima gabbia dorata entro la quale a quelle mig-notte non parve vero di autorinchiudersi, circondandosi di monili ed orpelli, e dentro la quale tentarono invano di soddisfare la loro sete di vanità e narcisismo, prigioniere della loro stessa insaziabilità.
Gli studiosi pensano di aver individuato il periodo in cui gli uomini di sesso maschile persero completamente il controllo della situazione, collocandolo all’inizio del ventesimo secolo, quando incautamente alcuni di loro, che si differenziavano vistosamente dal normotipo originario per le movenze molto effeminate, con malcelata ambizione di carriera politica, appunto, concessero alle donne di votare, oltre la patente di guida. Questo periodo storico che diede il via tra l’altro alla strage degli innocenti, fu denominato il Grande Non Ritorno.
Questi creaturi ambigui blandirono a tal punto il guardiano del gabbione, tale Masculo Virilis, sculettando platealmente senza ritegno e cinguettando truccatissimi nei tolksciò, da convincerlo ad aprire il catenaccio, anticipando così di un centinaio di anni l’avvento dell’improcastinabile Fine del Mondo. Peraltro ampiamente annunciata.
Al punto che quest’ultima, quando era già in procinto di calare sulla Terra, trovò un tale capolavoro di devastazione e caos come mai sarebbe riuscita a compiere lei stessa. Neanche in millanta anni. Piacevolmente sorpresa, soprattutto per la fatica risparmiata, filmò e registrò tutto nel suo portatile Made in Corea, fece dietro front e se ne tornò da dove era venuta.
Adesso vive alle Maldive coi proventi dei diritti d’autore del suo best seller “Cronache dal pianeta dei maschi perduti” e passa il tempo cambiando pannoloni ai suoi bimbi. Perché la Fine del Mondo è pur sempre, da sempre, prima una madre, poi una donna.


Estromesso da Stradivarius alle ore 01:50



lunedì, 21 novembre 2005

Categoria : pet-o shop





A proposito delle recenti “nuit chaud” francesi di questi giorni ecco come due amici in chat vedevano la Francia, qualche tempo fa.


P. : I francesi sono tutti bassi e grassi. Non si lavano mai le ascelle, sotto le quali usano portare quei paninoni di forma fallica (la baguette, se si scrive così. Se no è lo stesso. Stupidi francesi.) dei quali si nutrono avidamente e che per questo motivo sono sempre umidicci di sudore e fetidi. Essi accompagnano questo insano cibo bevendo liquidi ancora più repellenti al sapore di finocchio o anice, con nomi naturalmente strani (Pernod, Pastis, PusPus ecc.).

D. : La Francia è una nazione multirazziale solo che la razza bianca va in corsia preferenziale: sulla metropolitana se un bianco suona la tromba gli gettano i soldi, se un nero suona del vero jazz lo gettano e basta. Sono molto attaccati alla loro nazione e a tra loro solo che si riconoscono difficilmente e quindi si picchiano tra corsi e armorici, provenzali e provole, parigini della vecchia Parigi e parigini della nuova Parigi. Hanno fatto un sacco di leghe, ognuna secessionista, ma nessuno ha il coraggio di dire che ce l'ha duro perchè i francesi non sanno mentire. Ogni volta che lo fanno si scordano di averlo fatto e si convincono della loro realtà. Hanno fatto idolo nazionale un pazzo che tentava di non farsi rubare il portafogli e che nei nostri manicomi ha riscosso grande successo.

P. : I francesi sono tutti ladri: essi hanno sottratto a noi italiani tutte le nostre opere d'arte e le nostre ricette di cucina. Noi ci vendichiamo scopando meglio di loro e li umiliamo perchè sappiamo pronunciare la lettera erre correttamente. E' noto infatti che è impossibile, per un francese, pronunciare correttamente la frase "Il ramarro rurale ha arrotato la tartaruga". Se ci riesce, non è francese: è corso, che è peggio ancora. I corsi sono tutti pazzi (vedere alla voce "Corsica"). I vini francesi sono brodaglia, ed hanno nomi ridicoli che sembrano nomi di vernici (es. "bordeaux"). I vestiti francesi sono stracci ideati da parrucchieri omosessuali in pensione. I monumenti francesi sono ferraglie e la Torre Eiffel sembra fatta con il meccano, ed è tutta arrugginita. Ai francesi piace perchè è un simbolo fallico e rimane sempre dritta, a differenza dei loro attributi.

Tour


Estromesso da Stradivarius alle ore 18:02



sabato, 19 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




Forlì è sempre stata una città molto provinciale, una sorta di grande paesone e a riprova, visto che ho la vena in standby, riporto una vecchia parodia sull’evoluzione-involuzione dei suoi locali d’intrattenimento che, pur a distanza di diversi anni da quando fu scritta, temo sia ancora attuale.


DiscoDance

Una volta ci si trovava spesso, fin troppo, seduti al bar ad argomentare sulla scarsa offerta e presentabilità dei locali della città, imputando a questo motivo l’irrilevante frequentazione femminile e, di conseguenza, della ridottissima possibilità oggettiva d’intorto per il maschio stanziale (qui di seguito denominato Lupus Forlivensis, esemplare autoctono della città in oggetto).
Uno degli amici, soprannominato l’Errante per la sua propensione al cuccaggio in trasferta proprio causa la scarsezza dei locali cittadini, una sera fece una piccante disanima della squalliduccia e misera “dolce vita” forlivese centrando con fredda precisione la questione.
Pur avendone egli azzeccato limiti e difetti, a volte colorati e pittoreschi, la cosa parte da molto più lontano e la sua spassosa “Storia dei Pub di Forlì” sarebbe più comprensibile risalendo ai cromosomi dei suoi abitanti, affetti da un provincialismo oserei dire atavico.
Infatti, essendo l’Errante ben più giovane del sottoscritto non credo sappia che fin dalla notte dei tempi il Lupus Forlivensis é stato costretto ad emigrare per procacciare cibo alla parte virile del suo ego.
La causa di ciò è da dividere equamente tra la sua congenita imbranatura seduttoria e la scarsezza endemica di passera catturabile. Infatti l’esemplare femmina forlivese, proveniente dallo stesso ceppo ed educata alla stessa scuola di becero provincialismo, ai suoi concittadini non la dava neanche morta, convinta com’era di buttarla via ma, non appena si presentava un forestiero, fosse anche l’esemplare malato e ripudiato del branco, cioè il più sfigato del reame, andava immediatamente in calore e, senza neppure aspettare che il “panigato venuto da lontano”  bussasse alla sua porta, lei prendeva l’iniziativa e gliene faceva di tutti i colori, da sana maiala di razza. Difficile trovare un comportamento femminile altrettanto provinciale.
Sentendosi così sminuito, ripudiato e sprezzantemente rifiutato, il povero Lupettus Forlivensis abbassava la sua brava coda tra le zampe e si metteva, alquanto infoiato, sulle tracce di prede più commestibili. Non disponendo dei sontuosi mezzi di oggi, ai tempi i territori erano forzatamente limitrofi e si chiamavano: Faenza, Cesena, Bertinoro e relativi interlands. Ovvero fangose e nebbiose campagne olezzanti di sterco di vacca.
Lì, in quell’habitat a lui più consono, qualcosa riusciva a cuccare, nonostante la sua rozzezza e bene o male tirava a campare, in attesa del boom industriale del ‘70, quando finalmente le coste romagnole si popolarono di biondone nordiche.
Queste ingenue ed ignare anime, invariabilmente accasate con mariti alcolizzati e quindi sessualmente inattivi, accorrevano verso le nostre pinetine testè piantate, richiamate dalla vox populi che in queste lande si aggiravano nerboruti e famelici esemplari dei suddetti Lupus Forlivensis. Questi ultimi a loro volta, avendo affinato le loro capacità predatrici arricchendo il vocabolario di parole ostrogote tipo: “Spaziren mein lieben”, riuscivano senza sforzo a trascinarle nel fitto della boscaglia e resistendo stoicamente alle punture degli aghi di pino, consumavano fieramente il loro pasto, chiudendo un occhio, o meglio l’olfatto, sull’alito alla birra e il lezzo di cipolla acida proveniente dalle ascelle della preda appena scannata.
Il Lupus Forlivensis é sempre stato di bocca buona. Il che per la sopravvivenza della specie é stato un enorme vantaggio.
Risale dunque a quell’epoca l’immobilismo degli esercenti di locali pubblici forlivesi dovuto alla sudditanza verso i superaffollati ritrovi rivieraschi che, pur non andando tanto per il sottile e senza arredi firmati, si rivelarono ben presto vere miniere d’oro.
Perché adesso la macchina ce l’avevano ormai tutti e non si facevano più le spedizioni in branchi di cinque o sei, ma ognuno egoisticamente chilometrava con la sua, pensando stupidamente che fosse più facile imbroccare, col devastante risultato di intasare strade e parcheggi, inquinare spiagge e pinete ed aumentare esponenzialmente la fauna di trans sull’Adriatica. Infatti a trombare le fighe erano sempre e solo quei quattro o cinque fenomeni, quelli bellocci (tanto per cambiare), tutti gli altri a troie!
Loro, gli esercenti del zitadòn invece, prima di poter creare locali disegnati da architetti, moderni e fighettini, dovettero aspettare fino agli anni 80 o giù di lì probabilmente per mancanza di capitali.
Sì, proprio gli anni 80, quelli della canzone, quelli dei quali purtroppo nulla è rimasto... quelli in cui cominciarono a sorgere in città una miriade di locali e localetti, tesi ad affrancare il Lupus Forlivensis, divenuto per forza Errantibus, dalla dipendenza della riviera.
In effetti, col rincaro del petrolio, dato che per vergogna non ci si poteva più raggruppare per dividere la benzina, i giri a vuoto in riviera diminuirono sensibilmente dirottando un tot di Lupus verso i suddetti locali cittadini dove però, ahiloro, ritrovarono pari pari lo stesso plancton e lo stesso formidabile nemico di sempre, il bieco provincialismo. Nonostante l’avanzare della civiltà e l’indubbio gap culturale avvenuto dopo l’apertura di alcune facoltà universitarie.
Insomma, erano passati lustri ma la musica pareva fosse sempre la stessa, le forlivesi ai forlivesi continuavano a non darla e tutti a dare la colpa alla mancanza di posti "giusti".
Invece di crescere e rendersi conto che un locale non diventa a la pàge per l’arredamento... é la gente che fa i posti, non il contrario!




Estromesso da Stradivarius alle ore 04:11



mercoledì, 16 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




Non volevo crederci ma è contagioso! Cazzo che lo è il cazzeggio. Non so come uscirne, leggo i miei nani e mi viene in mente questa favola, liberamente interpretata da un cybernauta anonimo e non posso fare a meno di postarla. Un impulso irrefrenabile più forte di me. Perdonatemi. In attesa che mi torni la voglia di scrivere qualcosa di mio.
Ma, questi tempi "tolgono il sapore al pane" come diciamo noi in Romagna. Nel frattempo beccatevi la vera storia di:
Cappucciett Red


Cappucciett Red

Tant ma tant temp ago, ce stava 'na little Cappucciett Red. One mattin her mamma dissed: "Dear Cappucciett, take this cest and go to the nonn but warning to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in boc at the lup!".

Cappucciett didn't capì very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at a cert punt she incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula piezz'e girl! 'Ndove do you go?".
"To the nonn with this little cest, which is little but it is full of a sacc of chocolate and biscots and panetùns and more, more, more and mirtills" she dissed.
"Ah, mannagg 'a maruschella (maybe an expression com: what a cul that I had)" dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc. And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry." And the lup went away, but not very away, but to the nonn's house.

Cappucciett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest. The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and, after saluting the nonn, magned her in a boccon.

Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let. When Cappucciett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered. But when the little and a bit stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord!) dissed: "But nonn, why do you stay in let?".
And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!". "Oh, poor nonn!", said Cappucciett (she was more than a bit stupid, I think, wasn't she?).
Then she dissed: "But... what big okks do you have? Do you bisogn some collir?".
"Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl" dissed the nonn-lup.
Then Cappucciett, who was more dur than a block of marm: "But what big oreks do you have, do youhave the orekkions?".
And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better". And Cappucciett (that I think was now really rincoglionited) said: "But what big dents do you have!".
And the lup, that at this point wanted to dir: "Càssi tùi mai?" (maybe an expression com: to buy to you the little machine, never?) dissed: “It is to magn you better!”.
And magned really tutt quant the poor little red girl.

But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frodo (maybe a city near there) sented all and dissed: "Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds. And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr the kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup.
Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappucciett (still rincoglionited).
And so, at the end, the cacciator of frodo vended the pellicc and guadagned (honestly) a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies in the cest. Cappucciett red... beh!, let her stay, because she had capit gnént.
And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!).

TE' END



Estromesso da Stradivarius alle ore 11:35



domenica, 13 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




Biancaneve & Sette nani

In questi ultimi giorni, chissà perchè, mi sono fatto accalappiare dal raptus dei nanetti, come diceva il buon Nino Frassica. Nulla di preoccupante, spero, eppoi quattro ingenue risate ogni tanto fanno bene, specie di questi tempi.
Solo che, obbiettivamente, tre post mi sembrano eccessivi per argomenti così "piccini".
Ecco dunque che ho pensato di raggrupparli in un unico post, tanto così piccoli ne prendono poc! (questa va capita).


Gli altri nani (tratti dal blog di Lockheed)

nano veneziano: gondolot
nano calzolaio: sandalo
nano asiatico: mongolo
nano malato: embolo
nano in fin di vita: rantolo
nano cuoco: mestolo
nano  lanaio: gomitolo
nano bambino: pargolo
nano preferito (da biancaneve): trombolo
nano sempre raffreddato: moccolo
nano orologiaio: monocolo
nano orafo: ciondolo
nano verduriere: broccolo
nano barocco: fronzolo
nano superdotato: merolo
nano tenerone: coccolo
nano con alito fresco: mentolo
nano conservatore: barattolo
nano sempre confuso: brancolo
nano olandese: zoccolo

I miei nani

nano travestito: idem (come sopra)
nano palestrato: torsolo
nano amaricante: luppolo
nano filatore: bandolo
nano giocoliere: trampolo
nano parsimonioso: frugolo
nano libidinoso: fregolo
nano rompipalle: piattolo
nano rosticcere: sfrigolo
nano maniaco: sbrodolo
nano asociale: orsolo
nano contundente: spigolo
nano giocoso: scivolo
nano presenzialista: eccolo
nano gasato: bombolo
nano fai da te: manolo
nano rapitore: orgosolo
nano maleducato: scaccolo
nano vibratore: consolo
nano ferramenta: pomolo
nano sciatore: sondalo
nano bolognese: sorbolo
nano botanico: corbezzolo
nano playboy: dandolo
nano siliconato: capezzolo
nano lookologo: frivolo
nano dei famosi: isolo
nano pilotino della domenica: cordolo
nano calciatore: capitombolo
nano perditempo: giuggiolo
nano imprecatore: cavolo
nano segaiolo: brufolo
nano infetto: pustolo
nano discotecaro: fusolo
nano meridionale: mutolo
nano canterino: ugolo
nano canterino napoletano: murolo
nano di una volta: masculo
nano siculo: coppolo
nano pestifero: discolo
nano deciso: stimolo
nano provocatore: pungolo
nano igienico: rotolo
nano anabolizzato: muscolo
nano comico: croccolo
nano comico ubriacone: toffolo
nano professore: cutolo
nano veterocomunista: titolo
nano segretario: dattilo
nano skipper incazzato: refolo
nano barbaro: vandalo
nano opinionista: pettegolo

Sexynani

nano polipone: provolo
nano playboy: dandolo
nano libidinoso: fregolo
nano bavoso: sbrodolo
nano fai da te: manolo
nano vibratore: consolo
nano veneziano previdente: gondolo
nano porcello: truogolo
nano segaiolo: brufolo
nano cazzuto: pistolo
nano del cazzo: ciufolo
nano controllo nascite: gommalo
nano irritato: spalmalo
nano pigro: toccalo
nano impotente: alzalo
nano impacciato: scopalo
nano mani legate: stupralo
nano solista: zufolo
nano effeminato: pendulo
nano precoce: spruzzolo
nano irsuto: spazzolo
nano preferito (da biancaneve): trombolo
nano superdotato: merolo
nano superdotato negro: somalo
nano appena duro: mettilo
nano duro: spingilo
nano molto duro: mantienilo
nano insaziabile: spompalo
nano performate: stantuffolo
nano inconsistente: batuffolo
nano masochista: battilo
nano sadico: strangolo
nano in tram: poggialo
nano paraninfo: moccolo
nano sperimentatore: testicolo
nano pedofilo: castralo

Mi fermo qui sperando non me ne vengano in mente altri, se non in stato di necessità (ho volutamente tralasciato il settore politico altrimenti avrei intasato il Blog)
Sono certo che se non ci fossero stati questi omiciattoli tra noi, saremmo diventati amici, peccato, sarà per il prossimo Blog!


Estromesso da Stradivarius alle ore 20:21