Forlì è sempre stata una città molto provinciale, una sorta di grande paesone e a riprova, visto che ho la vena in standby, riporto una vecchia parodia sull’evoluzione-involuzione dei suoi locali d’intrattenimento che, pur a distanza di diversi anni da quando fu scritta, temo sia ancora attuale.
Una volta ci si trovava spesso, fin troppo, seduti al bar ad argomentare sulla scarsa offerta e presentabilità dei locali della città, imputando a questo motivo l’irrilevante frequentazione femminile e, di conseguenza, della ridottissima possibilità oggettiva d’intorto per il maschio stanziale (qui di seguito denominato Lupus Forlivensis, esemplare autoctono della città in oggetto).
Uno degli amici, soprannominato l’Errante per la sua propensione al cuccaggio in trasferta proprio causa la scarsezza dei locali cittadini, una sera fece una piccante disanima della squalliduccia e misera “dolce vita” forlivese centrando con fredda precisione la questione.
Pur avendone egli azzeccato limiti e difetti, a volte colorati e pittoreschi, la cosa parte da molto più lontano e la sua spassosa “Storia dei Pub di Forlì” sarebbe più comprensibile risalendo ai cromosomi dei suoi abitanti, affetti da un provincialismo oserei dire atavico.
Infatti, essendo l’Errante ben più giovane del sottoscritto non credo sappia che fin dalla notte dei tempi il Lupus Forlivensis é stato costretto ad emigrare per procacciare cibo alla parte virile del suo ego.
La causa di ciò è da dividere equamente tra la sua congenita imbranatura seduttoria e la scarsezza endemica di passera catturabile. Infatti l’esemplare femmina forlivese, proveniente dallo stesso ceppo ed educata alla stessa scuola di becero provincialismo, ai suoi concittadini non la dava neanche morta, convinta com’era di buttarla via ma, non appena si presentava un forestiero, fosse anche l’esemplare malato e ripudiato del branco, cioè il più sfigato del reame, andava immediatamente in calore e, senza neppure aspettare che il “panigato venuto da lontano” bussasse alla sua porta, lei prendeva l’iniziativa e gliene faceva di tutti i colori, da sana maiala di razza. Difficile trovare un comportamento femminile altrettanto provinciale.
Sentendosi così sminuito, ripudiato e sprezzantemente rifiutato, il povero Lupettus Forlivensis abbassava la sua brava coda tra le zampe e si metteva, alquanto infoiato, sulle tracce di prede più commestibili. Non disponendo dei sontuosi mezzi di oggi, ai tempi i territori erano forzatamente limitrofi e si chiamavano: Faenza, Cesena, Bertinoro e relativi interlands. Ovvero fangose e nebbiose campagne olezzanti di sterco di vacca.
Lì, in quell’habitat a lui più consono, qualcosa riusciva a cuccare, nonostante la sua rozzezza e bene o male tirava a campare, in attesa del boom industriale del ‘70, quando finalmente le coste romagnole si popolarono di biondone nordiche.
Queste ingenue ed ignare anime, invariabilmente accasate con mariti alcolizzati e quindi sessualmente inattivi, accorrevano verso le nostre pinetine testè piantate, richiamate dalla vox populi che in queste lande si aggiravano nerboruti e famelici esemplari dei suddetti Lupus Forlivensis. Questi ultimi a loro volta, avendo affinato le loro capacità predatrici arricchendo il vocabolario di parole ostrogote tipo: “Spaziren mein lieben”, riuscivano senza sforzo a trascinarle nel fitto della boscaglia e resistendo stoicamente alle punture degli aghi di pino, consumavano fieramente il loro pasto, chiudendo un occhio, o meglio l’olfatto, sull’alito alla birra e il lezzo di cipolla acida proveniente dalle ascelle della preda appena scannata.
Il Lupus Forlivensis é sempre stato di bocca buona. Il che per la sopravvivenza della specie é stato un enorme vantaggio.
Risale dunque a quell’epoca l’immobilismo degli esercenti di locali pubblici forlivesi dovuto alla sudditanza verso i superaffollati ritrovi rivieraschi che, pur non andando tanto per il sottile e senza arredi firmati, si rivelarono ben presto vere miniere d’oro.
Perché adesso la macchina ce l’avevano ormai tutti e non si facevano più le spedizioni in branchi di cinque o sei, ma ognuno egoisticamente chilometrava con la sua, pensando stupidamente che fosse più facile imbroccare, col devastante risultato di intasare strade e parcheggi, inquinare spiagge e pinete ed aumentare esponenzialmente la fauna di trans sull’Adriatica. Infatti a trombare le fighe erano sempre e solo quei quattro o cinque fenomeni, quelli bellocci (tanto per cambiare), tutti gli altri a troie!
Loro, gli esercenti del zitadòn invece, prima di poter creare locali disegnati da architetti, moderni e fighettini, dovettero aspettare fino agli anni 80 o giù di lì probabilmente per mancanza di capitali.
Sì, proprio gli anni 80, quelli della canzone, quelli dei quali purtroppo nulla è rimasto... quelli in cui cominciarono a sorgere in città una miriade di locali e localetti, tesi ad affrancare il Lupus Forlivensis, divenuto per forza Errantibus, dalla dipendenza della riviera.
In effetti, col rincaro del petrolio, dato che per vergogna non ci si poteva più raggruppare per dividere la benzina, i giri a vuoto in riviera diminuirono sensibilmente dirottando un tot di Lupus verso i suddetti locali cittadini dove però, ahiloro, ritrovarono pari pari lo stesso plancton e lo stesso formidabile nemico di sempre, il bieco provincialismo. Nonostante l’avanzare della civiltà e l’indubbio gap culturale avvenuto dopo l’apertura di alcune facoltà universitarie.
Insomma, erano passati lustri ma la musica pareva fosse sempre la stessa, le forlivesi ai forlivesi continuavano a non darla e tutti a dare la colpa alla mancanza di posti "giusti".
Invece di crescere e rendersi conto che un locale non diventa a la pàge per l’arredamento... é la gente che fa i posti, non il contrario!
mercoledì, 16 novembre 2005
Categoria : pet-o shop
Non volevo crederci ma è contagioso! Cazzo che lo è il cazzeggio. Non so come uscirne, leggo i miei nani e mi viene in mente questa favola, liberamente interpretata da un cybernauta anonimo e non posso fare a meno di postarla. Un impulso irrefrenabile più forte di me. Perdonatemi. In attesa che mi torni la voglia di scrivere qualcosa di mio.
Ma, questi tempi "tolgono il sapore al pane" come diciamo noi in Romagna. Nel frattempo beccatevi la vera storia di:

Cappucciett Red
Tant ma tant temp ago, ce stava 'na little Cappucciett Red. One mattin her mamma dissed: "Dear Cappucciett, take this cest and go to the nonn but warning to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in boc at the lup!".
Cappucciett didn't capì very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at a cert punt she incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula piezz'e girl! 'Ndove do you go?".
"To the nonn with this little cest, which is little but it is full of a sacc of chocolate and biscots and panetùns and more, more, more and mirtills" she dissed.
"Ah, mannagg 'a maruschella (maybe an expression com: what a cul that I had)" dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc. And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry." And the lup went away, but not very away, but to the nonn's house.
Cappucciett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest. The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and, after saluting the nonn, magned her in a boccon.
Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let. When Cappucciett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered. But when the little and a bit stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord!) dissed: "But nonn, why do you stay in let?".
And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!". "Oh, poor nonn!", said Cappucciett (she was more than a bit stupid, I think, wasn't she?).
Then she dissed: "But... what big okks do you have? Do you bisogn some collir?".
"Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl" dissed the nonn-lup.
Then Cappucciett, who was more dur than a block of marm: "But what big oreks do you have, do youhave the orekkions?".
And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better". And Cappucciett (that I think was now really rincoglionited) said: "But what big dents do you have!".
And the lup, that at this point wanted to dir: "Càssi tùi mai?" (maybe an expression com: to buy to you the little machine, never?) dissed: “It is to magn you better!”.
And magned really tutt quant the poor little red girl.
But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frodo (maybe a city near there) sented all and dissed: "Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds. And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr the kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup.
Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappucciett (still rincoglionited).
And so, at the end, the cacciator of frodo vended the pellicc and guadagned (honestly) a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies in the cest. Cappucciett red... beh!, let her stay, because she had capit gnént.
And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!).
TE' END
Estromesso da Stradivarius alle ore 11:35
domenica, 13 novembre 2005
Categoria : pet-o shop

In questi ultimi giorni, chissà perchè, mi sono fatto accalappiare dal raptus dei nanetti, come diceva il buon Nino Frassica. Nulla di preoccupante, spero, eppoi quattro ingenue risate ogni tanto fanno bene, specie di questi tempi.Solo che, obbiettivamente, tre post mi sembrano eccessivi per argomenti così "piccini".Ecco dunque che ho pensato di raggrupparli in un unico post, tanto così piccoli ne prendono poc! (questa va capita).Gli altri nani (tratti dal blog di Lockheed)nano veneziano: gondolotnano calzolaio: sandalonano asiatico: mongolonano malato: embolonano in fin di vita: rantolonano cuoco: mestolonano lanaio: gomitolonano bambino: pargolonano preferito (da biancaneve): trombolonano sempre raffreddato: moccolonano orologiaio: monocolonano orafo: ciondolonano verduriere: broccolonano barocco: fronzolonano superdotato: merolonano tenerone: coccolonano con alito fresco: mentolonano conservatore: barattolonano sempre confuso: brancolonano olandese: zoccoloI miei naninano travestito: idem (come sopra)nano palestrato: torsolonano amaricante: luppolonano filatore: bandolonano giocoliere: trampolonano parsimonioso: frugolonano libidinoso: fregolonano rompipalle: piattolonano rosticcere: sfrigolonano maniaco: sbrodolonano asociale: orsolonano contundente: spigolonano giocoso: scivolonano presenzialista: eccolonano gasato: bombolonano fai da te: manolonano rapitore: orgosolonano maleducato: scaccolonano vibratore: consolonano ferramenta: pomolonano sciatore: sondalonano bolognese: sorbolonano botanico: corbezzolonano playboy: dandolonano siliconato: capezzolonano lookologo: frivolonano dei famosi: isolonano pilotino della domenica: cordolonano calciatore: capitombolonano perditempo: giuggiolonano imprecatore: cavolonano segaiolo: brufolonano infetto: pustolonano discotecaro: fusolonano meridionale: mutolonano canterino: ugolonano canterino napoletano: murolonano di una volta: masculonano siculo: coppolonano pestifero: discolonano deciso: stimolonano provocatore: pungolonano igienico: rotolonano anabolizzato: muscolonano comico: croccolonano comico ubriacone: toffolonano professore: cutolonano veterocomunista: titolonano segretario: dattilonano skipper incazzato: refolonano barbaro: vandalonano opinionista: pettegoloSexynaninano polipone: provolonano playboy: dandolonano libidinoso: fregolonano bavoso: sbrodolonano fai da te: manolonano vibratore: consolonano veneziano previdente: gondolonano porcello: truogolonano segaiolo: brufolonano cazzuto: pistolonano del cazzo: ciufolonano controllo nascite: gommalonano irritato: spalmalonano pigro: toccalonano impotente: alzalonano impacciato: scopalonano mani legate: stupralonano solista: zufolonano effeminato: pendulonano precoce: spruzzolonano irsuto: spazzolonano preferito (da biancaneve): trombolonano superdotato: merolonano superdotato negro: somalonano appena duro: mettilonano duro: spingilonano molto duro: mantienilonano insaziabile: spompalonano performate: stantuffolonano inconsistente: batuffolonano masochista: battilonano sadico: strangolonano in tram: poggialonano paraninfo: moccolonano sperimentatore: testicolonano pedofilo: castralo
Mi fermo qui sperando non me ne vengano in mente altri, se non in stato di necessità (ho volutamente tralasciato il settore politico altrimenti avrei intasato il Blog)
Sono certo che se non ci fossero stati questi omiciattoli tra noi, saremmo diventati amici, peccato, sarà per il prossimo Blog!
Estromesso da Stradivarius alle ore 20:21