Ragazzi, anche oggi l’ho vista, l’ho-vista, l’h-o-v-i-s-t-a! Da molto vicino e piuttosto bene. Che meraviglia di femmina! Mi sa che ne sono proprio cotto, solo a parlarne mi tremano tutte le gambe per l’emozione!

Neanche se faccio tre chilometri a rotta di collo su per una salita ardita il cuore mi si strapazza così, ho tanta di quella salivazione che sto sbavando come un lumacone in mezzo alla lattuga e la lingua mi si è allungata fino a terra!
Dico, ma voi, poveri pellegrini che mi leggete, l’avete mai provata un’emozione del genere?
Solo vederla, dico, solo vederla camminare, col quel suo passo ritmico da ballerina di latinoamericani impegnata in una sensuale rumba; una sculettata a destra zac, una sculettata a sinistra zac, una sculettata a dest... ma che vi sto a raccontare, oh!
Ecco, avete visto cosa fa l’amore? Prima ancora di essermi dichiarato ne sono geloso anche solo a parlarne. Ma ormai non sto più nella pelle e lo farò al più presto, anzi, domani stesso.
Perché dovete sapere che lei vive nella mia stessa via, si è trasferita qui da pochissimi giorni assieme a tutta la famiglia e io, curioso, ero fuori quando è arrivato il furgone dei traslochi sapendo del nuovo insediamento.
Il trasloco è sempre stata per me un’operazione traumatica e sono stato felice di constatare che anche per i nuovi arrivati è stato così, ribadisco il concetto, il trasloco è un momento della nostra vita del quale chiunque farebbe volentieri a meno.
Appena hanno parcheggiato sono trotterellato scodinzolando fino alla cancellata, ho ficcato il tartufo tre le sbarre e, aguzzando la vista, ho seguito le grandi manovre piantato lì come una statua di gesso dei nanetti giardinieri. Loro hanno occupato una villetta dall’altro lato della strada, verso il fondo. La nostra via non è lunga e così ho potuto controllare tutta la fase operativa.
E’ stato un andirivieni frenetico di facchini, furgoni, macchine, motorini, un gran sbracciamento di gru, un continuo su e giù di montacarichi e spalloni… insomma il tipico bailamme di queste occasioni.
Al principio non ci ho capito una mazza e, nella confusione generale, non sono riuscito ad inquadrare chi fossero i nuovi occupanti. Sul marciapiede un gran spargimento di mobili e suppellettili, scatoloni, imballaggi fai da te, il tutto animato da un concitato movimento accompagnato da qualche strillo isterico, urla dei forzuti, issa di qua, spingi di là; un casino che più bestiale di così non si può.
Stranito, sono rimasto basito nel vedere quante tonnellate di roba deve portarsi appresso una comunissima famiglia di cinque individui per rendere confortevole il focolare domestico. Solo le televisioni! Credo di averne individuate almeno tre o quattro. Se tanto mi dà tanto non oso pensare quanti telefonini posseggano i nuovi arrivati.
Il loro odore m’arrivava indistinto e non sono riuscito a classificarli bene dalle loro emanazioni olfattive. Affidandomi alla vista, che non è proprio il mio forte, l’unica cosa che ho inquadrato bene è il colore dei capelli.
Il papà, già sull’anzianotto, ne ha pochini e sono tutti grigi, la capafamiglia, di poco più giovane, almeno così pare da lontano, li ha chiaramente tinti. Troppo scuri. Uno dei figli è un ragazzetto ancora imberbe e li porta corti corti castano chiari, spero per lui naturali, l’altro è una ragazza attorno alla ventina vestita di scuro e li ha stratinti rosso fiamma, il quinto componente di questa tipica famigliola è la cagnetta di costei, una yorkshire terrier castana mechata di biondo. Lei è tutta naturale, appartiene a quella buffa razza dal pelo lungo e grandi mustacchi che partendo dalle gote arrivano quasi a terra, una razza vivacissima dotata di occhietti spiritati e pungenti come spilli.
Dai frequenti richiami ho capito che le due ragazze si chiamano Cri e Lola. Fantasia zero neh? Per la cronaca, Cri è quella con due sole gambe, ma belle lunghe però. Quando ho sentito la madre chiamarla credevo si rivolgesse alla quadrupede; che strani nomi vanno in auge da qualche tempo in qua tra gli umani!
Insomma, di riffa o di raffa anche questa loffia operazione d’insediamento è arrivata alla fine e ho subito pensato come volgere a mio vantaggio questo accrescimento demografico che mi riguarda tanto da vicino visto che per andare al pratone comunale adibito al passeggio, allo jogging e ai bisogni canini devono per forza passare davanti a noi, che abitiamo d’angolo con la strada principale.
Di conseguenza, avendo la possibilità di accompagnare per tutto il perimetro del giardino il loro transito aldilà dell’inferriata, mi sono preoccupato di marcare con cura il territorio, innaffiando doverosamente i punti strategici con schizzetti ben dosati e mirati di urina.
Misura precauzionale, non voglio aver sorprese in futuro e trovare da discutere con altri maschi. Dato che qui davanti passano tutti i cani e porci della via, che non mi si venga a dire poi che possono fare i loro comodi proprio davanti al mio tartufo perché non ho accuratamente marcato il territorio. Cazzo, mica sono scemo.
Tanto più che ci sarà da litigare lo stesso perché poco lontano abitano due o tre maschi rozzi e prepotenti, di quelli che quando passano guardano in cagnesco e si permettono persino di latrare sbavacchiando saliva solo per antipatia e cattiveria. Provate ad immaginare la cagnara che faranno appena ci disputeremo i nuovi arrivi! Prevedo grane, e qualche morsico feroce. Speriamo che siano vaccinati contro la rabbia.
Ma per lei sarei disposto a fare l’amministratore di condominio, a circumnavigare l’Africa via terra, a passare il Natale all’Isola di Pasqua, a mangiare Hot Dog da Macdonald’s finchè morte non sopravvenga, a ricollaudare il primo Sputnik, a passare una settimana alle Maldive, a fare la controfigura di Snoopy, a donare il mio corpo ad un ristorante cinese e perfino ad aprire un Conto Corrente in Banca!
Voglio che lei si accorga del mio smisurato amore, della passione travolgente che mi ha folgorato dal primo momento che l’ho vista, voglio che l’amore cantato da legioni di poeti le sia palesato nella forma e nei colori più brillanti, voglio che il calore dei miei sentimenti le arroventi il sangue nelle vene, voglio che… insomma voglio tutto per lei, tutto il bello, il profondo, il buono del mondo intero e ancora di più.
A proposito, dato che a parlare si fa presto e le parole non supportate da fatti sono solo aria fritta, voglio dare corpo a questo mio smisurato sentimento con un dono, un pegno d’amore.
Deve sapere che io sono suo e lei dovrà essere mia, uniti per l’eternità. Dovrò fare in modo di procurarmelo quanto prima, dovrò far capire a Rosanna e Marco che mi serve un oggetto importante per suggellare questa mia fiamma con qualcosa di duraturo, loro troveranno il modo di aiutarmi. Cos’è che dicono sempre in Tv? Ah sì, un diamante è per sempre! Dovrò procurarmelo, anche se non ho la più pallida idea di dove trovarlo, ma lo farò, costi quel che costi.
Intanto però le regalerò quanto di più caro e prezioso io posseggo, ora, oltre al mio cuore. Le regalerò quel bellissimo osso di manzo che ho seppellito il giorno di Natale, l’osso del brodo dei cappelletti, dal valore emblematico inestimabile.
Sono sicuro che l’apprezzerà, anche perché quello che conta è il pensiero. Lo dicono sempre tutti al momento della consegna di un regalo. Soprattutto da quando c’è l’Euro, non so perché.
Adesso lo dissotterro immediatamente, gli dò una bella ripassata con la lingua per ripulirlo e lustrarlo a dovere e domattina, quando le vedrò arrivare per la passeggiatina fisiologica, lo azzannerò prontamente e, scodinzolando, mi sporgerò col muso attraverso le sbarre del cancelletto e glielo porgerò facendolo ruzzolare gentilmente ai suoi piedi proprio quando passeranno qui davanti.
Dovrò scegliere l’attimo giusto perché lo veda bene e nello stesso tempo non vi inciampi con le sue belle scarpe nere dalle punte lunghe lunghe, non vorrei iniziare questa love story con un involontario sgambetto. Magari poi la mia dolce Cri s’incazza e non mi accarezza più con quelle sue mani morbide e profumate facendomi raggiungere l’estasi, come fa sempre dalla prima volta che è passata di qui con quello brutto sgorbio di cagnetta al guinzaglio!
martedì, 17 gennaio 2006
Categoria : racconti
Apro un occhio e sbircio un pò intorno, troppo faticoso aprire anche l’altro, col caldo che fa è un’impresa solo respirare.

Già, si fa presto a dire respirare, respirare cosa? Aria o polveri sottili delle marmitte catalitiche? Accidenti, da quando ci siamo trasferiti qui dalla campagna, sembra di essere sbarcati sul pianeta Vespasiano!
Si sniffano certi odori… beh, chiamiamole pure così quelle puzze nauseabonde che fetendono l’aria esalate dal vicino fosso che corre in apnea tra le fabbrichette del quartiere prima di farsi risucchiare unto ed esausto, dal fiume Torbidone.
Perché poi s’è deciso di traslocare? Ah sì, dopo la dipartita dei vecchi la villa in campagna era diventata troppo grande, impegnativa. Troppa fatica mantenerla pulita (le colf appena regolarizzate tornano tutte in Romania), troppe le spese di riscaldamento (col caro petrolio tre quarti della casa è chiusa), di giardinaggio (non parliamo del costo dei servizi per carità) e tutto il resto.
Beh, in verità per il giardinaggio le spese erano mica tante perché il nerboruto e grezzo Oreste si faceva pagare solo una tantum in denaro, spesso invece in natura da Rosanna, la padrona di casa. Io non li ho mai visti coi miei occhi, ma ne ho la certezza assoluta, queste cose le sento. E comunque, prova inequivocabile, la carica di libidine che si scambiavano quando incrociavano lo sguardo, era di una tale intensità che si poteva tagliare col coltello.
E sempre mi sono chiesto come faceva Marco a non avvedersi di nulla, la torbida complicità che volteggiava sfrontata tra i due amanti era più densa della marmellata di fichi della Cesira!
Okay, d’accordo, vero che Marco non c’era mai quando Oreste veniva a fare i lavori, però si sono incontrati un casino di volte lo stesso. Uno niente niente normale avrebbe capito, avrebbe sentito il ribollire del sangue e l’odore dei sensi eccitati dei due maledetti. Ma in quanto a naso, è evidente che Marco non arriva a competere col mio neanche di striscio.
Ricaccio in fondo alla mente questa ondata di pensieri sgradevoli e mi stiro allungandomi tutto sbadigliando sgangheratamente, poi mi rigiro sull’altro fianco per godere del freschetto proveniente dall’ombra del tamerice. Ombra secca e polverosa, ma in questi torridi pomeriggi d’estate, ce ne fosse!
Per fortuna anche lì nella villetta a schiera alla periferia della città, c’è un giardino. Piccoletto, ma ben tenuto e sufficiente a tagliare l’afa. Eppoi sono avvezzo, imparatolo a mie spese, a fare di necessità virtù. Certo che qui, in questi pochi metri quadrati me le scordo le corse sfrenate, le capriole e i salti che facevo nel parco della villa, ma un’altra cosa che ho imparato è quella di non lamentarsi del brodo troppo grasso.
Per la verità oggi però sono un po’ seccato. Dopo tanti anni di convivenza penso di meritarmi un po’ più di rispetto e che cazzo! Perdiana, tutto così in faccia spudoratamente! Rosanna s’è forse dimenticata che anch’io sono dotato di sensibilità, di amor proprio? Eppoi, ipotesi terribile, se Marco lo venisse a sapere, che figura di merda mi farebbe fare?
Rosanna sta esagerando, specialmente negli ultimi tempi. Va bene che l’epoca è quella che è, che le donne si sono finalmente liberate sottraendosi al dominio del maschio, ma questo non le autorizza a comportarsi da vigliacche sputtanando tutto, amore, famiglia, amicizia, fedeltà propria e degli altri.
Eppoi con questa storia del dominio maschile, sarebbe ora di finirla, ma quando mai? Ma se ne ha sempre combinate di cotte e di crude tutte le volte che le tirava!
Okay, al vecchio Giò questo non dovrebbe interessare, non sono affari miei. Lei è padrona, anzi padronissima di smerdare tutto, però il mio istinto mi dice che prima o poi succederà qualcosa, il pericolo è reale, oltre che per fattori esterni tipo una chiacchiera dei vicini, una spiata di qualche amico, una traccia lasciata per sbaglio, anche per l’evidente deterioramento del loro rapporto, ormai visibile a occhio nudo.
Solo un cieco o un innamorato, comunque cieco, potrebbe continuare a non vedere nulla.
Caspita, questa ineffabile Rosanna adesso si porta tranquillamente il lavoro a casa! Oddio, non è che siano una legione, chiusa la pratica col giardiniere Oreste causa la lontananza, da quando abitiamo qui se la fa solo con due; un cugino di Marco che capita di quando in quando essendo anche lui sposato, e questo Vincenzo, un amico di famiglia, ovviamente il più assiduo. Capirai che fantasia!
Questo bellimbusto carogna e traditore, oltre ad essere istruttore nella palestra di lei, è anche compagno di tennis di Marco. Anche qui la fantasia raggiunge vette eccelse. Che schifo! E che miseria.
Dice che bisogna salvare le apparenze, però se si viene a sapere, sai te il casino! Farsela con gli amici del marito che frequentano casa sarà anche comodo, ma è la cosa più squallida e sozza che si possa immaginare.
Boh! Io certe cose non le capisco e mai le capirò.
In una situazione del genere, una volta che scoppia il bubbone, c’è il rischio reale, oltre a quello dello sfascio irreparabile dell’unione, di una tragedia vera e propria a livello di quelle periodicamente annunciate dai TG, quelle che per vendetta il meccanico di Benpensa ha fatto una strage massacrando la moglie fedifraga, i due figli avuti da lei, il gatto, il canarino della zia e la zia, finendo col suicidarsi perché la moglie s’è sputtanata tutti soldi per l’avvocato col giovane amante.
A questo pensiero sento scorrere un brividino gelido lungo la spina dorsale. Corpo di un cane, magari questo, incazzato come una bestia (e ne avrebbe ben donde) non ci vede più e se la prende anche con me lavando tutto in un mare di sangue.
Ipotesi tragicamente possibile. Valuto seriamente se sia il caso di fare qualcosa, ma che cosa? Io ho troppo spesso mani e piedi legati, per non dire il collo.
Sto rimuginando preoccupato proprio su questo quando dall’interno della villetta, zona bagno, sento distintamente i rumorini del dopo. Meno male che hanno finito e quello stronzo mezzo gonfio si toglie dai coglioni, così almeno per oggi il pericolo di un divorzio all’italiana è scongiurato.
Infatti passano giusto pochi minuti che scatta il catenaccio elettrico del cancelletto e Vincenzo senza perdere tempo in smancerie e saluti con passo veloce guadagna l’uscita, inforca la mountain bike e se la svigna pedalando vigorosamente.
Alla faccia mia che lo fisso torvo fino in fondo al vialetto e alle probabili sguinciate maliziose di qualche vicina attraverso le persiane accostate.
Per me infatti è impossibile che nessuno abbia notato quei ripetuti movimenti, un tantino sospetti. Sono ancora lì a rimuginare su questo che, tutta pimpante, con gli occhi brillanti come solo dopo una bella scopata una donna può permettersi di sfoggiare, dalla porta finestra esce Rosanna, già bella che pronta nel suo delizioso abitino scollato e le scarpe basse, con le chiavi della Golf in una mano e il guinzaglio nell’altra.
Vedendola scatto in piedi scrollandomi caldo e timori da dosso. Cazzo è vero, la toeletta! Me n’ero completamente dimenticato.
“Dai Giò, vieni qui che sono già le cinque. Il veterinario ci sta aspettando per tagliarti tutto questo pelaccio, non vedi che stai morendo dal caldo, batuffolone mio?”, canta melodiosa la voce della mia padrona mentre si china per agganciare il guinzaglio al collare borchiato investendomi col suo profumo di sesso fresco.
Estromesso da Stradivarius alle ore 18:43
domenica, 08 gennaio 2006
Categoria : pet-o shop

Stamattina sono uscito cercando un po’ d’Africa in giardino, ma subito il chiarore della luce mi ha abbacinato. Oggi per me si chiude un altro cerchio, non so che effetto faccia agli altri, ma per me è solo un altro anello in una catena che sta diventando un po’ troppo lunga. E pesante.
Ma per fortuna che c’è il Riccardo che da solo gioca al biliardo, non è di grande compagniaaa, ma è il più simpatico che ci siaaa…
In garage lei mi aspetta. Lei è bellissima, e sempre pronta a tutto. Basta dargli da bere. Finché ci sono gli sceicchi c’è speranza.
Ma che c’è poi di così strano se il mattino del giorno festivo per eccellenza, il giorno del vostro ennesimo capodanno la mente si obnubili smarrendosi in cerchi concentrici dai quali non riesce ad uscire, ma solo rimbalzare di qua e di là?
Oltretutto non riesco a dimagrire quanto dovrei, porca vacca. E dopo le abbuffate festivalizie la situation è grave. Ma devo, me l’ha ordinato il dottore.
Ma no, oggi no, non si può, fuori ci sono gli amici, le montagne, i boschi, la neve, il mare d’inverno. Ad un tiro di schioppo le isole, con le loro spiagge bianche di merda, i culi succosi delle brasiliane, dovreste provarli, l’ananas e l’ombra inconsistente della palma da cocco.
Forse lassù o laggiù c’è un po’ di caldo o di fresco; quaggiù nelle piatte savane si muore, l’aria manca, la consuetudine brucia il cervello.
E datemela dunque questo cazzo d’Africa, che v’importa?
Tanto dopo l’Euro verrà la fine del mondo.
Io intanto la buona volontà ce la metto. Vorrei fare un giro in moto e comincio a vestirmi, ma dopo gli stivali, ernia tremens, sudo già come un cavallo drogato; agguanto con repulsione la giacca imbottita, è un oggetto smisurato, di materiale sintetico duro, tutto nero come l’inferno. E pesante.
Splende il sole ma l’aria frizza, pizzica la pelle e quasi ci godo. In giro non c’è quasi nessuno e quei pochi certamente rinciciuliti dagli stravizi.
Avanzo piano, cercando di svegliarmi, quasi stessi galleggiando su soffice sabbia. La stessa della mia Africa e le rotondità artificiali dei monticelli del Parco con l’erba ormai bruciata mi si parano davanti alla stregua di dune e da un momento all’altro m’aspetto di intravedere nel tremolio dell’aria inquinata una carovana di contrabbandieri berberi col loro carico di hascish.
Invece, circumnavigata la rotonda, ecco l’oasi del ritrovo, con tutti i beduini sotto la bianca tenda e i cammelli fuori, a brucare asfalto. Il classico baretto a la page, gremito, coi SUV e i BMW parcheggiati a formare una barriera a guardia della banalità, del lusso, dell’ostentazione che impera lì dentro.
Non so perché ma oggi ci sono molti forestieri, sapete con questa immigrazione selvaggia siamo divenuti tutti belli cosmopoliti, e cosmorovinati; alcuni sfoggiano vistosi tatuaggi coi simboli della loro tribù e qualcuno viene da molto lontano portando doni, pelli di capra, incensi profumati, ceste con serpenti ammaestrati, giubbotti al tritolo.
E, quasi fosse un miraggio, fanno la loro comparsa anche alcune cammelliere abbarbicate alla loro creatura più amata, il telefonino, brutalmente fasciate da incomprensibili indumenti buticcari che occultano ingenerosi le loro forme da danzatrici del ventre. E poi tante odalische, belle, giovani, piene di vita. Il loro sguardo è timido ma il loro cuore è forte, pulsa generoso, pronto ad assorbire tutte le emozioni di una giornata che emozioni non avrà, ma solo luoghi e facce comuni.
Disperatamente uguali a quelli degli altri trecentossessantaquattro giorni dell’anno.
Estromesso da Stradivarius alle ore 18:35