martedì, 29 novembre 2005

Categoria : image




My favourite motorcycle

Womanbike

(i consumi non sono stati dichiarati)


Estromesso da Stradivarius alle ore 02:08
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lunedì, 28 novembre 2005

Categoria : image




Se proprio devo cadere, meglio qui...

Fango Marrone

... o qui?

Fango Oro


Estromesso da Stradivarius alle ore 13:22
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sabato, 26 novembre 2005

Categoria : emotion




Ecco qua, lo faccio: ti scrivo. Una lettera vera. Per la prima e, molto probabilmente, ultima volta. Una lettera vera ma recapitata in un modo immateriale, invisibile, inconsistente. Neppure avrò mai certezza che tu la legga. Ma che importa, ciò che conta è che l’abbia fatto.
Scrivo a questa Jenny, a un nickname, un’immagine virtuale, un sogno, un riferimento cibernetico, un volo notturno? Forse non saprò mai chi sei, cosa sei, né come ti chiami. Forse non sei neppure reale.
Ti scrivo perché sto ripartendo per un altro viaggio e perché ogni mio viaggio, anche il più breve, il più banale, non ho mai saputo dove mi portasse, di preciso. Non ho mai saputo se e quando tornassi.Distance1
Il brillio delle brochure, i variopinti itinerari delle Agenzie, i fantasmagorici filmati televisivi di posti incantati. Cazzate. Tutto finto, di plastica. Tutte bugie.
Non esistono posti di fiaba se ci vai portando con te il corpo appesantito dal vissuto, la mente decomposta dai dubbi, dalle meschinità, dai compromessi. Dalla vigliaccheria del conformismo e da tutte quelle infinite lordure che devi toccare e maneggiare e ingoiare per sopravvivere, e che non ti lasciano il tempo per vivere.
Potremmo mai essere veramente noi stessi in un mondo fatto di materia organica? Non credo proprio, e allora! Allora che conta lo spirito se deve continuamente fare i conti con lei? Come può prevaricarla, ignorarla, trapassarla?
Perciò quando ti ho vista entrare nel monitor, la prima notte, scomposta e arruffata, trafelata nella tua ansia di emergere, di attirare calore animale, provai un senso di fastidio. Un’altra megalomane schizzata, una delle tante, dei tanti esibizionisti, pensai.
Ma poi, leggendoti, quel personaggio che indossi con tanta disinvolta noncuranza, quasi fosse davvero tuo, inaspettatamente mi aiutò ad abbreviare le mie notti, a deviare il mio pensiero, ad estrarre pus infetto dalla mente come l’incisione di un bubbone. Mi sentii subito meglio, più leggero. Non ero più solo, c’era qualcuno che poteva curarmi. Per questo grazie, leggiadra infermiera.
Trascorsi alcune notti adrenaliniche a studiarti, tentando di entrare in te, di disegnarti su una tela rarefatta ed evanescente, ricomponendo quei pochi elettroni sparsi sul video. Sei stata solo un passatempo? Un gran bel gioco in ogni caso, contro un valente avversario. Grazie di nuovo, poderosa giocatrice.
Ma adesso devo riprendere il cammino. Lo faccio a fatica, sono stanco, ma devo andare, devo completare la micidiale sequenza d’errori coi quali sono arrivato a questo punto della vita. Non sia detto che lasci le cose a metà. Perlomeno questo va fatto. Chiudere il cerchio, affogare nell’acqua alta. Non in un piccolo stagno maleodorante.
Non so per effetto di quale strano processo mentale, ma nel pensarti ho ricordato. Sono tornati i ricordi, cioè. Non tutti purtroppo, il meccanismo d’autodifesa è potentissimo e difficilissimo da scardinare. Mi ha sempre protetto dal passato, cancellandolo dalla memoria cosciente. Per il mio bene, almeno così ho sempre creduto.
Invece mi sono reso conto di aver rinunciato ad un patrimonio costituito sì in massima parte da letame, ma dal quale è emerso, come spesso succede in natura, un fiore. Un fiore splendido, dal nome semplice che profuma di buono: emozione.
E quell’umile fiore vale una cifra incalcolabile, perché spandendo il suo profumo sta sollevando il mio cuore.
Tu questo hai fatto Jenny, mi hai, inconsapevolmente, aiutato a ricordare. Cose belle, cose forti, cose vive. E quante sono state in questo mio errare! Dunque ancora, per la terza volta grazie, giardiniera!
Ebbene sì, ho ripreso a scrivere, non so se davvero è merito tuo, non mi sono ancora guardato bene dentro, ma è successo, ed è importante. Sono piccole, insignificanti cose che scrivo, ma lo faccio con passione.
Adesso basta, devo andare. La strada è ancora lunga e forse non ci incontreremo più, sai com’è la vita.
E poi in fondo tu, mio sogno fuggevole, cosa sei: infermiera, giocatrice o giardiniera?


Estromesso da Stradivarius alle ore 00:37



giovedì, 24 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




La donna  (tra il serio e il facette vobis)


Di tutte le bestie, quella senz’altro più pericolosa per l’uomo, è la donna. Un micidiale incrocio tra la ferocia del Leone, fiera universalmente conosciutaPapuan Snike per la sua infingardaggine e la bellezza del Cavallo, bestia universalmente conosciuta invece per la sua ottusità.
Ma dato che tutti gli uomini hanno nel loro schema genetico, prestampato in fabbrica, l’istinto della procreazione, fin dalla notte dei tempi non poterono che andare matti per l’equitazione, in quanto mima, scimmiottandolo un po’,  il bestiale rituale riproduttivo. Per colpa di questo banalissimo imprimatur, furono inconsapevolmente fottuti per l’eternità.
L’unico modo che gli antichi riuscirono a trovare per tenere a bada siffatte demoniache creature, succhiatrici di sangue, fu quello di imbonirsele con cadeau, dapprincipio lowcost poi, via via, sempre più preziosi. Il primo infatti fu davvero a buon mercato, si trattava di un pomo biologico bacato, che poi nei secoli a venire fu chiamato, non si sa bene perché, Apple, ma che alla fine, visto il disastro che provocò, fu il frutto più caro mai pagato dal genere umano.
Ricoprendole incautamente di regalie gli omuncoli dell’epoca riuscirono a togliersele dalle palle e ricavarsi il tempo per i loro giochi di guerra e dare sfogo alla loro infantile creatività. La belle epoque, appunto.
La carta vincente, come si definirebbe un asso nella manica di un baro, fu dunque la gestione del flusso monetario, o meglio il controllo delle borse. Soprattutto quando controllavano morigeratamente quella fornita da madre natura. Non a caso la zona geografica dove avvenne il primo mercimonio è stata individuata non lontano dall’attuale Israele.
Col denaro, oltre alle armi e le palle di pelo, i tapini, poterono in seguito acquistare anche gli oggetti più futili, frutto della tecnologia più avanzata e del più smaccato consumismo, coi quali crearono, per fatale conseguenza, una fatua ma resistentissima gabbia dorata entro la quale a quelle mig-notte non parve vero di autorinchiudersi, circondandosi di monili ed orpelli, e dentro la quale tentarono invano di soddisfare la loro sete di vanità e narcisismo, prigioniere della loro stessa insaziabilità.
Gli studiosi pensano di aver individuato il periodo in cui gli uomini di sesso maschile persero completamente il controllo della situazione, collocandolo all’inizio del ventesimo secolo, quando incautamente alcuni di loro, che si differenziavano vistosamente dal normotipo originario per le movenze molto effeminate, con malcelata ambizione di carriera politica, appunto, concessero alle donne di votare, oltre la patente di guida. Questo periodo storico che diede il via tra l’altro alla strage degli innocenti, fu denominato il Grande Non Ritorno.
Questi creaturi ambigui blandirono a tal punto il guardiano del gabbione, tale Masculo Virilis, sculettando platealmente senza ritegno e cinguettando truccatissimi nei tolksciò, da convincerlo ad aprire il catenaccio, anticipando così di un centinaio di anni l’avvento dell’improcastinabile Fine del Mondo. Peraltro ampiamente annunciata.
Al punto che quest’ultima, quando era già in procinto di calare sulla Terra, trovò un tale capolavoro di devastazione e caos come mai sarebbe riuscita a compiere lei stessa. Neanche in millanta anni. Piacevolmente sorpresa, soprattutto per la fatica risparmiata, filmò e registrò tutto nel suo portatile Made in Corea, fece dietro front e se ne tornò da dove era venuta.
Adesso vive alle Maldive coi proventi dei diritti d’autore del suo best seller “Cronache dal pianeta dei maschi perduti” e passa il tempo cambiando pannoloni ai suoi bimbi. Perché la Fine del Mondo è pur sempre, da sempre, prima una madre, poi una donna.


Estromesso da Stradivarius alle ore 01:50



lunedì, 21 novembre 2005

Categoria : pet-o shop





A proposito delle recenti “nuit chaud” francesi di questi giorni ecco come due amici in chat vedevano la Francia, qualche tempo fa.


P. : I francesi sono tutti bassi e grassi. Non si lavano mai le ascelle, sotto le quali usano portare quei paninoni di forma fallica (la baguette, se si scrive così. Se no è lo stesso. Stupidi francesi.) dei quali si nutrono avidamente e che per questo motivo sono sempre umidicci di sudore e fetidi. Essi accompagnano questo insano cibo bevendo liquidi ancora più repellenti al sapore di finocchio o anice, con nomi naturalmente strani (Pernod, Pastis, PusPus ecc.).

D. : La Francia è una nazione multirazziale solo che la razza bianca va in corsia preferenziale: sulla metropolitana se un bianco suona la tromba gli gettano i soldi, se un nero suona del vero jazz lo gettano e basta. Sono molto attaccati alla loro nazione e a tra loro solo che si riconoscono difficilmente e quindi si picchiano tra corsi e armorici, provenzali e provole, parigini della vecchia Parigi e parigini della nuova Parigi. Hanno fatto un sacco di leghe, ognuna secessionista, ma nessuno ha il coraggio di dire che ce l'ha duro perchè i francesi non sanno mentire. Ogni volta che lo fanno si scordano di averlo fatto e si convincono della loro realtà. Hanno fatto idolo nazionale un pazzo che tentava di non farsi rubare il portafogli e che nei nostri manicomi ha riscosso grande successo.

P. : I francesi sono tutti ladri: essi hanno sottratto a noi italiani tutte le nostre opere d'arte e le nostre ricette di cucina. Noi ci vendichiamo scopando meglio di loro e li umiliamo perchè sappiamo pronunciare la lettera erre correttamente. E' noto infatti che è impossibile, per un francese, pronunciare correttamente la frase "Il ramarro rurale ha arrotato la tartaruga". Se ci riesce, non è francese: è corso, che è peggio ancora. I corsi sono tutti pazzi (vedere alla voce "Corsica"). I vini francesi sono brodaglia, ed hanno nomi ridicoli che sembrano nomi di vernici (es. "bordeaux"). I vestiti francesi sono stracci ideati da parrucchieri omosessuali in pensione. I monumenti francesi sono ferraglie e la Torre Eiffel sembra fatta con il meccano, ed è tutta arrugginita. Ai francesi piace perchè è un simbolo fallico e rimane sempre dritta, a differenza dei loro attributi.

Tour


Estromesso da Stradivarius alle ore 18:02



sabato, 19 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




Forlì è sempre stata una città molto provinciale, una sorta di grande paesone e a riprova, visto che ho la vena in standby, riporto una vecchia parodia sull’evoluzione-involuzione dei suoi locali d’intrattenimento che, pur a distanza di diversi anni da quando fu scritta, temo sia ancora attuale.


DiscoDance

Una volta ci si trovava spesso, fin troppo, seduti al bar ad argomentare sulla scarsa offerta e presentabilità dei locali della città, imputando a questo motivo l’irrilevante frequentazione femminile e, di conseguenza, della ridottissima possibilità oggettiva d’intorto per il maschio stanziale (qui di seguito denominato Lupus Forlivensis, esemplare autoctono della città in oggetto).
Uno degli amici, soprannominato l’Errante per la sua propensione al cuccaggio in trasferta proprio causa la scarsezza dei locali cittadini, una sera fece una piccante disanima della squalliduccia e misera “dolce vita” forlivese centrando con fredda precisione la questione.
Pur avendone egli azzeccato limiti e difetti, a volte colorati e pittoreschi, la cosa parte da molto più lontano e la sua spassosa “Storia dei Pub di Forlì” sarebbe più comprensibile risalendo ai cromosomi dei suoi abitanti, affetti da un provincialismo oserei dire atavico.
Infatti, essendo l’Errante ben più giovane del sottoscritto non credo sappia che fin dalla notte dei tempi il Lupus Forlivensis é stato costretto ad emigrare per procacciare cibo alla parte virile del suo ego.
La causa di ciò è da dividere equamente tra la sua congenita imbranatura seduttoria e la scarsezza endemica di passera catturabile. Infatti l’esemplare femmina forlivese, proveniente dallo stesso ceppo ed educata alla stessa scuola di becero provincialismo, ai suoi concittadini non la dava neanche morta, convinta com’era di buttarla via ma, non appena si presentava un forestiero, fosse anche l’esemplare malato e ripudiato del branco, cioè il più sfigato del reame, andava immediatamente in calore e, senza neppure aspettare che il “panigato venuto da lontano”  bussasse alla sua porta, lei prendeva l’iniziativa e gliene faceva di tutti i colori, da sana maiala di razza. Difficile trovare un comportamento femminile altrettanto provinciale.
Sentendosi così sminuito, ripudiato e sprezzantemente rifiutato, il povero Lupettus Forlivensis abbassava la sua brava coda tra le zampe e si metteva, alquanto infoiato, sulle tracce di prede più commestibili. Non disponendo dei sontuosi mezzi di oggi, ai tempi i territori erano forzatamente limitrofi e si chiamavano: Faenza, Cesena, Bertinoro e relativi interlands. Ovvero fangose e nebbiose campagne olezzanti di sterco di vacca.
Lì, in quell’habitat a lui più consono, qualcosa riusciva a cuccare, nonostante la sua rozzezza e bene o male tirava a campare, in attesa del boom industriale del ‘70, quando finalmente le coste romagnole si popolarono di biondone nordiche.
Queste ingenue ed ignare anime, invariabilmente accasate con mariti alcolizzati e quindi sessualmente inattivi, accorrevano verso le nostre pinetine testè piantate, richiamate dalla vox populi che in queste lande si aggiravano nerboruti e famelici esemplari dei suddetti Lupus Forlivensis. Questi ultimi a loro volta, avendo affinato le loro capacità predatrici arricchendo il vocabolario di parole ostrogote tipo: “Spaziren mein lieben”, riuscivano senza sforzo a trascinarle nel fitto della boscaglia e resistendo stoicamente alle punture degli aghi di pino, consumavano fieramente il loro pasto, chiudendo un occhio, o meglio l’olfatto, sull’alito alla birra e il lezzo di cipolla acida proveniente dalle ascelle della preda appena scannata.
Il Lupus Forlivensis é sempre stato di bocca buona. Il che per la sopravvivenza della specie é stato un enorme vantaggio.
Risale dunque a quell’epoca l’immobilismo degli esercenti di locali pubblici forlivesi dovuto alla sudditanza verso i superaffollati ritrovi rivieraschi che, pur non andando tanto per il sottile e senza arredi firmati, si rivelarono ben presto vere miniere d’oro.
Perché adesso la macchina ce l’avevano ormai tutti e non si facevano più le spedizioni in branchi di cinque o sei, ma ognuno egoisticamente chilometrava con la sua, pensando stupidamente che fosse più facile imbroccare, col devastante risultato di intasare strade e parcheggi, inquinare spiagge e pinete ed aumentare esponenzialmente la fauna di trans sull’Adriatica. Infatti a trombare le fighe erano sempre e solo quei quattro o cinque fenomeni, quelli bellocci (tanto per cambiare), tutti gli altri a troie!
Loro, gli esercenti del zitadòn invece, prima di poter creare locali disegnati da architetti, moderni e fighettini, dovettero aspettare fino agli anni 80 o giù di lì probabilmente per mancanza di capitali.
Sì, proprio gli anni 80, quelli della canzone, quelli dei quali purtroppo nulla è rimasto... quelli in cui cominciarono a sorgere in città una miriade di locali e localetti, tesi ad affrancare il Lupus Forlivensis, divenuto per forza Errantibus, dalla dipendenza della riviera.
In effetti, col rincaro del petrolio, dato che per vergogna non ci si poteva più raggruppare per dividere la benzina, i giri a vuoto in riviera diminuirono sensibilmente dirottando un tot di Lupus verso i suddetti locali cittadini dove però, ahiloro, ritrovarono pari pari lo stesso plancton e lo stesso formidabile nemico di sempre, il bieco provincialismo. Nonostante l’avanzare della civiltà e l’indubbio gap culturale avvenuto dopo l’apertura di alcune facoltà universitarie.
Insomma, erano passati lustri ma la musica pareva fosse sempre la stessa, le forlivesi ai forlivesi continuavano a non darla e tutti a dare la colpa alla mancanza di posti "giusti".
Invece di crescere e rendersi conto che un locale non diventa a la pàge per l’arredamento... é la gente che fa i posti, non il contrario!




Estromesso da Stradivarius alle ore 04:11



mercoledì, 16 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




Non volevo crederci ma è contagioso! Cazzo che lo è il cazzeggio. Non so come uscirne, leggo i miei nani e mi viene in mente questa favola, liberamente interpretata da un cybernauta anonimo e non posso fare a meno di postarla. Un impulso irrefrenabile più forte di me. Perdonatemi. In attesa che mi torni la voglia di scrivere qualcosa di mio.
Ma, questi tempi "tolgono il sapore al pane" come diciamo noi in Romagna. Nel frattempo beccatevi la vera storia di:
Cappucciett Red


Cappucciett Red

Tant ma tant temp ago, ce stava 'na little Cappucciett Red. One mattin her mamma dissed: "Dear Cappucciett, take this cest and go to the nonn but warning to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in boc at the lup!".

Cappucciett didn't capì very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at a cert punt she incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula piezz'e girl! 'Ndove do you go?".
"To the nonn with this little cest, which is little but it is full of a sacc of chocolate and biscots and panetùns and more, more, more and mirtills" she dissed.
"Ah, mannagg 'a maruschella (maybe an expression com: what a cul that I had)" dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc. And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry." And the lup went away, but not very away, but to the nonn's house.

Cappucciett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest. The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and, after saluting the nonn, magned her in a boccon.

Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let. When Cappucciett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered. But when the little and a bit stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord!) dissed: "But nonn, why do you stay in let?".
And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!". "Oh, poor nonn!", said Cappucciett (she was more than a bit stupid, I think, wasn't she?).
Then she dissed: "But... what big okks do you have? Do you bisogn some collir?".
"Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl" dissed the nonn-lup.
Then Cappucciett, who was more dur than a block of marm: "But what big oreks do you have, do youhave the orekkions?".
And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better". And Cappucciett (that I think was now really rincoglionited) said: "But what big dents do you have!".
And the lup, that at this point wanted to dir: "Càssi tùi mai?" (maybe an expression com: to buy to you the little machine, never?) dissed: “It is to magn you better!”.
And magned really tutt quant the poor little red girl.

But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frodo (maybe a city near there) sented all and dissed: "Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds. And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr the kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup.
Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappucciett (still rincoglionited).
And so, at the end, the cacciator of frodo vended the pellicc and guadagned (honestly) a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies in the cest. Cappucciett red... beh!, let her stay, because she had capit gnént.
And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!).

TE' END



Estromesso da Stradivarius alle ore 11:35



domenica, 13 novembre 2005

Categoria : pet-o shop




Biancaneve & Sette nani

In questi ultimi giorni, chissà perchè, mi sono fatto accalappiare dal raptus dei nanetti, come diceva il buon Nino Frassica. Nulla di preoccupante, spero, eppoi quattro ingenue risate ogni tanto fanno bene, specie di questi tempi.
Solo che, obbiettivamente, tre post mi sembrano eccessivi per argomenti così "piccini".
Ecco dunque che ho pensato di raggrupparli in un unico post, tanto così piccoli ne prendono poc! (questa va capita).


Gli altri nani (tratti dal blog di Lockheed)

nano veneziano: gondolot
nano calzolaio: sandalo
nano asiatico: mongolo
nano malato: embolo
nano in fin di vita: rantolo
nano cuoco: mestolo
nano  lanaio: gomitolo
nano bambino: pargolo
nano preferito (da biancaneve): trombolo
nano sempre raffreddato: moccolo
nano orologiaio: monocolo
nano orafo: ciondolo
nano verduriere: broccolo
nano barocco: fronzolo
nano superdotato: merolo
nano tenerone: coccolo
nano con alito fresco: mentolo
nano conservatore: barattolo
nano sempre confuso: brancolo
nano olandese: zoccolo

I miei nani

nano travestito: idem (come sopra)
nano palestrato: torsolo
nano amaricante: luppolo
nano filatore: bandolo
nano giocoliere: trampolo
nano parsimonioso: frugolo
nano libidinoso: fregolo
nano rompipalle: piattolo
nano rosticcere: sfrigolo
nano maniaco: sbrodolo
nano asociale: orsolo
nano contundente: spigolo
nano giocoso: scivolo
nano presenzialista: eccolo
nano gasato: bombolo
nano fai da te: manolo
nano rapitore: orgosolo
nano maleducato: scaccolo
nano vibratore: consolo
nano ferramenta: pomolo
nano sciatore: sondalo
nano bolognese: sorbolo
nano botanico: corbezzolo
nano playboy: dandolo
nano siliconato: capezzolo
nano lookologo: frivolo
nano dei famosi: isolo
nano pilotino della domenica: cordolo
nano calciatore: capitombolo
nano perditempo: giuggiolo
nano imprecatore: cavolo
nano segaiolo: brufolo
nano infetto: pustolo
nano discotecaro: fusolo
nano meridionale: mutolo
nano canterino: ugolo
nano canterino napoletano: murolo
nano di una volta: masculo
nano siculo: coppolo
nano pestifero: discolo
nano deciso: stimolo
nano provocatore: pungolo
nano igienico: rotolo
nano anabolizzato: muscolo
nano comico: croccolo
nano comico ubriacone: toffolo
nano professore: cutolo
nano veterocomunista: titolo
nano segretario: dattilo
nano skipper incazzato: refolo
nano barbaro: vandalo
nano opinionista: pettegolo

Sexynani

nano polipone: provolo
nano playboy: dandolo
nano libidinoso: fregolo
nano bavoso: sbrodolo
nano fai da te: manolo
nano vibratore: consolo
nano veneziano previdente: gondolo
nano porcello: truogolo
nano segaiolo: brufolo
nano cazzuto: pistolo
nano del cazzo: ciufolo
nano controllo nascite: gommalo
nano irritato: spalmalo
nano pigro: toccalo
nano impotente: alzalo
nano impacciato: scopalo
nano mani legate: stupralo
nano solista: zufolo
nano effeminato: pendulo
nano precoce: spruzzolo
nano irsuto: spazzolo
nano preferito (da biancaneve): trombolo
nano superdotato: merolo
nano superdotato negro: somalo
nano appena duro: mettilo
nano duro: spingilo
nano molto duro: mantienilo
nano insaziabile: spompalo
nano performate: stantuffolo
nano inconsistente: batuffolo
nano masochista: battilo
nano sadico: strangolo
nano in tram: poggialo
nano paraninfo: moccolo
nano sperimentatore: testicolo
nano pedofilo: castralo

Mi fermo qui sperando non me ne vengano in mente altri, se non in stato di necessità (ho volutamente tralasciato il settore politico altrimenti avrei intasato il Blog)
Sono certo che se non ci fossero stati questi omiciattoli tra noi, saremmo diventati amici, peccato, sarà per il prossimo Blog!


Estromesso da Stradivarius alle ore 20:21



martedì, 01 novembre 2005

Categoria : emotion







Notturno Palma



Bianca tenda da dove i tuoi occhi azzurrati dalla seconda luna guardano l'ammucchiarsi delle foglie ai piedi della montagna rocciosa e figure avvolte da mantelli affrettarsi all'odore dei fuochi, mentre la notte raccoglie i sospiri e fugge sognando...

Certo ami il pericolo creatura ricolma di fluido vitale velata d’incognita essenza, ma
quali sono le tracce che ti hanno condotto a questo sentiero trovato per sorte tra aridi palmizi?

Sappi che ormai da tempo la mia anima s’è persa nei grandi palmeti del sud quando, lungo innumerevoli anni conficcati nella carne, vedevo morire le pietre al passaggio di carovane ondeggianti.

Forse potresti trovarla nascosta nelle sacche dei contrabbandieri e non riconoscerla, forse potrebbe cremare il profumo dei tuoi frutti o intorbidire la tua acqua sorgiva.
Forse potresti non essere abbastanza forte… forse.


Estromesso da Stradivarius alle ore 01:43